Quando la spalla è distrutta dall'artrosi e la cuffia dei rotatori non lavora più, le cure conservative non bastano più. In questi casi, la classica protesi "anatomica" può non essere sufficiente.
È qui che entra in gioco la protesi inversa di spalla: una soluzione pensata proprio per chi ha:
- rottura massiva e irreparabile della cuffia
- artropatia da cuffia (artrosi + tendini rotti)
- fratture complesse della spalla in età avanzata
- fallimento di protesi precedenti
In questa guida vediamo in modo chiaro:
- cos'è la protesi inversa di spalla
- per chi è indicata e quando ha senso farla a Roma
- quali sono i limiti funzionali realistici dopo l'intervento
- come si svolge la riabilitazione e i tempi di recupero passo per passo
Per orientarsi fin da subito sul percorso migliore, il punto di partenza resta la visita ortopedica a Roma, con valutazione clinica e radiologica completa.
Cos'è la protesi inversa di spalla (e perché "inversa")
Nella spalla normale:
- la testa dell'omero è una "sfera"
- la glena (scapola) è una "coppa"
La protesi inversa "capovolge" questo schema:
- sulla scapola si inserisce una sfera (glenosfera)
- sull'omero si mette una sorta di coppa concava
Perché questa scelta? Perché in una spalla con cuffia dei rotatori rotta e non riparabile:
- i tendini non riescono più a centrare e muovere l'articolazione
- la testa dell'omero tende a risalire, causando dolore e perdita di forza
La protesi inversa sposta il centro di rotazione e permette al muscolo deltoide di compensare in parte il lavoro della cuffia, rendendo di nuovo possibile alzare il braccio in avanti e svolgere molte attività della vita quotidiana con meno dolore.
Per chi è indicata la protesi inversa di spalla
Le indicazioni principali:
- Artropatia da cuffia dei rotatori: artrosi della spalla + rottura massiva della cuffia, dolore importante e limitazione severa del movimento
- Rottura massiva irreparabile della cuffia dei rotatori: tendini gravemente danneggiati, retratti, muscoli atrofici, fallimento di terapie conservative
- Fratture complesse dell'omero prossimale negli anziani: frattura scomposta, difficilmente ricostruibile in modo stabile
- Fallimento di altre protesi di spalla: protesi anatomiche precedenti che non funzionano più
- Alcuni casi selezionati di artrosi di spalla grave con cuffia insufficiente
L'indicazione non dipende solo dalla radiografia, ma soprattutto da: dolore quotidiano e continuo, difficoltà nelle semplici attività quotidiane, perdita marcata di forza e movimento.
Aspettative realistiche: cosa migliora e quali sono i limiti
L'obiettivo della protesi inversa di spalla NON è tornare a fare il lanciatore di baseball, ma:
- ridurre nettamente il dolore
- recuperare la capacità di fare le principali attività quotidiane
- migliorare la mobilità soprattutto in elevazione e abduzione (alzare il braccio in avanti e di lato)
Cosa tipicamente migliora
- dolore notturno → spesso si riduce in modo importante
- elevazione in avanti → molti pazienti passano da "non riesco a sollevare il braccio" a 90–130°
- autonomia personale → vestirsi, mangiare, lavarsi diventano più gestibili
- possibilità di svolgere attività leggere (camminare, passeggiare, piccole mansioni domestiche)
Limiti da accettare
- movimento estremo dietro la schiena (es. agganciarsi il reggiseno dietro) spesso resta limitato
- sollevare pesi importanti sopra la testa non è consigliato
- attività sportive di contatto o ad alto impatto in genere non sono raccomandate
- è una protesi che, nel tempo, può usurarsi o avere complicanze come qualsiasi impianto
Più le aspettative sono aderenti alla realtà, più il paziente sarà soddisfatto del risultato.
Come si svolge l'intervento di protesi inversa di spalla
Schema semplificato:
- Pre-ricovero e valutazione anestesiologica - esami del sangue, ECG, eventuali visite specialistiche
- Intervento - anestesia (spesso blocco del plesso + sedazione generale leggera), incisione sulla spalla, preparazione dell'omero e della glena, inserimento dei componenti protesici, sutura e medicazione
- Ricovero - di solito alcuni giorni di degenza, controllo del dolore, inizio mobilizzazione controllata
Dopo la chirurgia inizia il vero "lavoro": la riabilitazione.
Tempi di recupero dopo protesi inversa di spalla
I tempi sono indicativi e possono cambiare in base a età, condizioni generali, qualità dell'osso e del muscolo, aderenza alla fisioterapia.
Fase 1 – Protezione e controllo dolore (0–4 settimane)
Obiettivi:
- controllare dolore e gonfiore
- proteggere la protesi e i tessuti molli
- prevenire rigidità e complicanze tromboemboliche
Caratteristiche:
- utilizzo di tutore/sling per la spalla gran parte della giornata
- movimenti di mano, polso e gomito incoraggiati fin da subito
- mobilizzazioni passive dolci della spalla, secondo protocollo e tolleranza
- esercizi di respirazione e circolazione
Fase 2 – Recupero del movimento (4–8/10 settimane)
Obiettivi:
- aumentare in sicurezza l'ampiezza di movimento
- iniziare movimenti attivi-assistiti
Caratteristiche:
- progressiva riduzione del tutore (a seconda delle indicazioni)
- esercizi guidati dal fisioterapista per elevazione e abduzione
- lavoro su scapola e postura
- attenzione a non sollevare pesi e non forzare la rotazione esterna oltre i limiti consigliati
Fase 3 – Rinforzo iniziale (8–12/16 settimane)
Obiettivi:
- recuperare forza di base in deltoide e muscoli peri-scapolari
- migliorare stabilità e controllo del movimento
Caratteristiche:
- esercizi attivi contro resistenza leggera (elastici, piccoli pesi)
- progressivo inserimento di gesti funzionali (portare oggetti leggeri, attività domestiche leggere)
- durata variabile in base alla risposta del paziente
Fase 4 – Funzione avanzata e mantenimento (3–6+ mesi)
Obiettivi:
- rendere più sicuri i movimenti della vita quotidiana
- migliorare resistenza e coordinazione
- definire quali attività sportive/ricreative siano possibili in sicurezza
Tabella – Range di movimento e funzionalità attesa (indicativo)
| Traguardo | Tempo medio | Obiettivo |
|---|---|---|
| Riduzione dolore a riposo | 4–6 settimane | Dolore gestibile, migliore sonno |
| Elevazione braccio > 90° | 2–3 mesi | Molti pazienti raggiungono 90–120° |
| Autonomia nelle attività quotidiane | 3–6 mesi | Vestirsi, lavarsi, mangiare senza grandi difficoltà |
| Massimo miglioramento percepito | 6–12 mesi | Refining del movimento e della forza |
FAQ – Protesi inversa di spalla a Roma
1. Perché mi propongono una protesi inversa e non una "normale"?
Perché nella tua spalla la cuffia dei rotatori non è più funzionante o non è riparabile. La protesi anatomica funziona solo se la cuffia lavora bene; quando questo non è possibile, la protesi inversa sfrutta il deltoide per muovere il braccio in modo più efficace.
2. Quali sono i tempi reali di recupero dopo protesi inversa di spalla?
Molti pazienti iniziano a percepire un netto miglioramento del dolore entro pochi mesi. Per un recupero funzionale soddisfacente della vita quotidiana si parla spesso di 3–6 mesi, mentre l'affinamento di forza e movimento può proseguire fino a 9–12 mesi.
3. Potrò alzare completamente il braccio sopra la testa?
Dipende dal caso. Molti pazienti raggiungono una buona elevazione (spesso 90–120° o più), sufficiente per la maggior parte delle attività quotidiane. Non sempre si arriva a un movimento "perfetto" come una spalla giovane sana, ma spesso si ottiene un netto miglioramento rispetto alla situazione di partenza.
4. Dopo quanto posso tornare a guidare?
Di solito non prima di 4–6 settimane, e comunque solo quando avrai: dolore sotto controllo, forza sufficiente, buona capacità di muovere il braccio in sicurezza. La decisione finale va sempre presa con l'ortopedico.
5. Posso fare sport dopo la protesi inversa di spalla?
Sì, ma con moderazione. Sono in genere consentite attività leggere: cammino, cyclette, qualche esercizio in palestra controllato, nuoto dolce (secondo indicazioni). Sport di contatto, pesistica intensa o attività sopra la testa ripetute a carico elevato di solito non sono consigliate.
6. La protesi inversa di spalla dura per sempre?
Nessuna protesi è "eterna". Le protesi moderne hanno buone percentuali di sopravvivenza a distanza di 10–15 anni e oltre, ma la durata dipende da uso, qualità dell'osso, patologie associate, eventuali traumi e altri fattori. Controlli periodici sono importanti.
7. Ha senso chiedere una seconda opinione prima di decidere?
Assolutamente sì, soprattutto quando si parla di un intervento importante come una protesi di spalla. Una seconda opinione a Roma può aiutarti a chiarire indicazioni, aspettative, alternative e tempi di recupero, per prendere una decisione con più serenità.
Contatti per valutare una protesi inversa di spalla a Roma
Se stai convivendo con dolore di spalla, artrosi avanzata e rottura della cuffia, e vuoi capire se nel tuo caso la protesi inversa di spalla è la scelta giusta:
- Email: dott.p.scarnera@gmail.com
- Modulo di contatto online: https://www.dottorscarnera.it/contatti
Dal "non riesco più ad alzare il braccio" a una spalla che, pur con i suoi limiti, ti permette di vestirti, lavarti e vivere con molto meno dolore: il primo passo è una valutazione precisa e un percorso costruito sulle tue reali esigenze.

